È un dispositivo usato, controllato e ripristinato in laboratorio: display, batteria, rete e funzioni principali vengono testati prima della vendita. Non è un telefono “nuovo di fabbrica”, ma è pronto all’uso e coperto da garanzia.
Quanto dura la garanzia?
Sui dispositivi ricondizionati Lombardo Shop la garanzia è di 12 mesi. L’assistenza è gestita dal laboratorio di Trecastagni (Catania).
Cosa significano i gradi A, A/B e B?
Indicano solo l’aspetto estetico. Il funzionamento è testato in ogni caso. Grado A: segni minimi. A/B: usura leggera. B: segni più evidenti, spesso al miglior prezzo.
Come funzionano spedizione e reso?
Spediamo in tutta Italia con consegna tipica in 48 ore. Hai 14 giorni di diritto di recesso secondo le condizioni indicate nelle pagine Spedizione e Reso.
Spedizione e reso
Consegna in Italia e reso semplice
Spedizione tipica in 48 ore e 14 giorni di diritto di recesso.
Negli ultimi giorni le caselle di posta di molti italiani si sono riempite di email che parlano di tracking pixel: le hanno mandate Fastweb, Vodafone, TIM, ma anche banche, fornitori di servizi e newsletter di ogni tipo. Non è spam, non è un attacco coordinato di phishing e non è nemmeno una coincidenza. È la conseguenza diretta di una scadenza normativa che cade domani, 29 ottobre 2026, e che obbliga chiunque usi questi strumenti a farsi trovare in regola. Ne abbiamo già parlato nel dettaglio per il caso specifico di Fastweb e Vodafone: qui proviamo a spiegare il quadro generale, perché riguarda tutti e non solo gli utenti di quegli operatori. Un tracking pixel è un'immagine trasparente grande un solo pixel, invisibile a occhio nudo, che non è incorporata nell'email ma ospitata su un server esterno. Quando apri il messaggio e il tuo client scarica le immagini, il mittente riceve una notifica: sa che hai aperto l'email, quante volte lo hai fatto, e in alcuni casi raccoglie dati tecnici legati al dispositivo o alla connessione. Lo dice chiaramente il Provvedimento n. 284 del Garante. Il meccanismo funziona solo se il tuo client scarica automaticamente le immagini: se leggi le email solo in formato testo, il pixel non viene mai scaricato e non traccia nulla. Il problema, come sottolinea il Garante, è che la stragrande maggioranza degli utenti non sa che questo tracciamento sta avvenendo. Le finalità dichiarate da chi li usa sono diverse: verificare che l'email sia arrivata a destinazione (deliverability) misurare le performance delle campagne di marketing personalizzare le comunicazioni successive identificare tentativi di phishing Tutte finalità legittime in astratto, ma che fino a oggi venivano perseguite senza che l'utente ne fosse informato o potesse opporsi. Il Garan
Apple torna a raccontare come il suo smartwatch possa fare la differenza nella vita quotidiana delle persone, pubblicando due nuovi video della serie “True Apple Watch Story”, dedicata alle esperienze reali degli utenti che hanno beneficiato delle funzionalità dedicate alla salute e al benessere. Le protagoniste delle nuove testimonianze sono due storie molto diverse: quella di una donna che ha scoperto una grave infezione grazie agli avvisi sulla frequenza cardiaca e quella di un uomo che ha utilizzato Apple Watch per cambiare radicalmente le proprie abitudini e perdere peso. Apple Watch la sveglia durante la notte: scoperta una grave infezione La prima storia riguarda Morgan, una donna che racconta di essere stata svegliata durante la notte dalle notifiche del suo Apple Watch. Il dispositivo aveva rilevato una frequenza cardiaca insolitamente elevata mentre era a riposo, inviando ripetuti avvisi. Insospettita dalle notifiche, Morgan ha deciso di rivolgersi ai medici, che hanno scoperto un’infezione renale già evoluta in shock settico, una condizione molto grave che può compromettere rapidamente il funzionamento degli organi. Grazie alla valutazione medica, la donna ha potuto ricevere tempestivamente le cure necessarie. Nel video pubblicato da Apple, Morgan attribuisce proprio a quelle notifiche un ruolo fondamentale nell’averla spinta a cercare assistenza. È importante precisare che Apple Watch non ha diagnosticato l’infezione né lo shock settico, ma il dispositivo ha semplicemente rilevato un’anomalia nella frequenza cardiaca, che ha portato la donna a sottoporsi agli accertamenti medici. Una vita più attiva grazie agli anelli di Apple Watch La seconda testimonianza ha come protagonista Josh, un uomo che racconta di aver utilizzato Apple Watch come motivazione per mi
Le smart TV Samsung ci "spiano"? La domanda non è nuova, ma un ricercatore sostiene che lo farebbero direttamente dai dispositivi che gli colleghiamo. Prima di andare avanti, però, è doveroso essere chiari: si tratta di prove aneddotiche, non verificate da Samsung né da terze parti indipendenti. Prendetelo come un campanello d'allarme da tenere d'occhio.Il ricercatore, che opera sotto il nome log4j, ha notato pubblicità stranamente mirate sul suo televisore Samsung. Incuriosito, ha usato ChatGPT per fare reverse engineering del sistema operativo della TV, ottenere accesso root e analizzare cosa stesse succedendo sotto il cofano. Secondo log4j, una Samsung TV priva di microfono integrato sarebbe in grado di raccogliere dati audio lo stesso: cercherebbe tra i dispositivi connessi alla rete quelli dotati di microfono, come smartphone o smart speaker, e userebbe i loro microfoni al posto suo. I dati vocali così raccolti verrebbero poi inviati a Bixby, l'assistente vocale di Samsung.Tra l'altro, Samsung ha funzioni come Family Care e Pet Care che, secondo la stessa azienda, riconoscono suoni come il pianto di un bambino o l'abbaiare di un cane. E lo fanno, sempre stando a Samsung, in locale sul dispositivo, senza inviare nulla all'esterno. Quello che log4j sostiene di aver visto nei file di telemetria e nelle definizioni dei servizi andrebbe però ben oltre queste funzionalità dichiarate.Come nota anche XDA Developers, che ha analizzato la vicenda, il ricercatore stesso ammette di non aver trovato prove sufficienti che i dati vengano effettivamente trasmessi a Samsung. Ha visto indizi di accesso ai microfoni, ma non la conferma dell'esfiltrazione.C'è poi un evento strano avvenuto a ridosso della scoperta, cioè che circa quattro ore e mezza dopo aver pubblicato il report, log4
Motorola ha appena reso ufficiale il Moto G47 Power in Europa, e il nome dice già tutto. Non è il successore del G47 uscito ad aprile, ma un nuovo membro della stessa famiglia con un'autonomia maggiore. La batteria passa da 5.200 mAh a 7.000 mAh, lo stesso taglio che abbiamo visto di recente anche su Xiaomi 18 base, e Motorola promette fino a 78 ore di utilizzo con una singola carica. Rispetto al G47 standard, la ricarica cablata sale da 20W a 30W, e c'è anche la ricarica inversa da 6W. Il rovescio della medaglia è fisico: tanta batteria significa uno smartphone più spesso e più pesante, con dimensioni di 166,23 x 76,5 x 8,89 mm e un peso di 215 grammi, contro i 7,9 mm e 191 grammi del G47 classico. Il resto della scheda tecnica rimane quasi invariato rispetto al modello base. Lo schermo è un LCD da 6,67 pollici con risoluzione 720 x 1604 pixel, refresh rate a 120 Hz e luminosità di picco dichiarata a 1.050 nit, con protezione Gorilla Glass 7i. Il chip è il Dimensity 6300 abbinato a 4 GB di RAM e 128 GB di storage, senza altre configurazioni disponibili, ma con slot per microSD per chi ha bisogno di più spazio.Per le fotocamere, troviamo un sensore principale da 108 megapixel, un macro da 2 megapixel e una selfie cam da 8 megapixel. Non mancano il jack da 3,5 mm, gli speaker stereo con Dolby Atmos, la certificazione IP64 contro polvere e schizzi, la certificazione militare MIL-STD-810H, l'NFC e il lettore di impronte laterale. Peccato che G47 Power arrivi con Android 16 preinstallato, nonostante Android 17 sia già disponibile da mesi.Le colorazioni disponibili sono Pantone Capri, Pantone Nautical Blue e Pantone Impenetrable, ed il prezzo per l'Europa è di 339 euro. Al momento risulta disponibile solo in alcuni paesi, tra cui la Germania, dunque attendiamo maggiori infor
Installare uno store alternativo su Android è da sempre un'operazione scomoda, ma presto potrebbe cambiare tutto. Google ha aperto le iscrizioni al programma Registered App Stores, che promette di rendere tutto più semplice per gli utenti, anche quelli meno esperti. E no, non è una mossa spontanea: nasce direttamente dall'accordo raggiunto tra Google ed Epic Games dopo anni di battaglie legali. Il funzionamento del nuovo metodo è già emerso in rete. Gli sviluppatori di store di terze parti possono iscriversi volontariamente al programma. Chi lo fa, a partire dal 1° dicembre, offrirà ai propri utenti un'esperienza d'installazione completamente nuova, senza le solite schermate di conferma secondarie. Chi non s'iscrive non vedrà alcun cambiamento rispetto a oggi.I vantaggi per gli store registrati sono importanti e numerosi: l'installazione delle app con un solo tap, gli aggiornamenti automatici in background e gli indicatori di avanzamento del download, solo per citarne alcuni. In pratica, un'esperienza paragonabile a quella del Play Store ufficiale. Google offre anche accesso anticipato alla documentazione, supporto all'onboarding e nuovi strumenti come l'Android Developer ID API. C'è però un costo annuale d'iscrizione, e non è l'unica spesa possibile. Se il catalogo di uno store supera una certa soglia di app con malware, scattano commissioni aggiuntive per la revisione. Una clausola che Google giustifica come presidio di sicurezza, ma che di fatto aggiunge un livello di controllo economico sugli store concorrenti.Per ora il programma è disponibile solo fuori dagli Stati Uniti, su dispositivi con Android 17 QPR2 o versioni successive. L'arrivo negli USA è condizionato all'approvazione definitiva dell'accordo con Epic da parte del tribunale. Come ha dichiarato un portavo
Se avete un'app Android che salva o modifica direttamente i contatti del telefono, preparatevi a un cambiamento importante. Google ha annunciato che le prossime versioni di Android non permetteranno più alle app di scrivere direttamente nella rubrica usando il vecchio permesso WRITE_CONTACTS. Chi ci proverà riceverà un errore di sicurezza e il dato non verrà salvato. Questo potrebbe provocare problemi di sincronizzazione dei contatti per diverse app di messaggistica, come WhatsApp e Telegram. Il motivo del cambiamento di politiche è che quel permesso è sin troppo potente al momento, almeno rispetto a quello che la maggior parte delle app dovrebbe fare. Concedendolo, un'app potrebbe modificare qualsiasi contatto sul dispositivo, in background, anche senza intervento dell'utente. Per fare un paragone, sarebbe come consegnare le chiavi di casa a qualcun altro quando si ha solo bisogno di aprire la porta per far entrare un ospite.La soluzione che Google propone si chiama intent di contatto: invece di scrivere direttamente nella rubrica, l'app apre un modulo di sistema, precompila i campi (nome, numero, email, foto) e lascia che sia l'utente a confermare il salvataggio. In questo modo, non c'è bisogno di chiedere un permesso specifico, e non avviene alcun accesso in background. Il sistema apre una finestra a metà schermo per le nuove voci, oppure permette di aggiungere informazioni a un contatto già esistente. Questi intent esistono già nelle versioni attuali di Android, ma il problema è che si comportano in modo diverso da un dispositivo all'altro: su alcuni la foto del contatto viene ignorata, su altri il tasto "Indietro" salva il contatto senza che l'utente lo confermi esplicitamente, su altri ancora è difficile trovare l'opzione per creare un nuovo contatto. Google ha st